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Pietro Concari

Articoli · Viaggi

In aereo con la pressione alta, dopo un infarto o con il pacemaker

Un volo lungo è possibile per la grande maggioranza delle persone con una malattia di cuore stabile. Cosa cambia in cabina e come prepararsi.

Il finestrino di un aereo sopra le nuvole all’alba; sul tavolino una borraccia, un portapillole blu e una coperta piegata.
Immagine illustrativa generata con l’intelligenza artificiale, a solo scopo esplicativo.

D’estate le domande sui viaggi si moltiplicano, e quella sull’aereo è la più frequente: «Posso fare un volo lungo con la pressione alta? E dopo l’infarto? E con il pacemaker?». Nella grande maggioranza dei casi la risposta è sì, con qualche precauzione.

Cosa succede in cabina

Durante il volo la cabina è pressurizzata, ma non come al livello del mare: l’aria corrisponde a quella che si respira tra i 1.800 e i 2.400 metri di quota. Nel sangue arriva un po’ meno ossigeno; chi è sano non se ne accorge, mentre per chi ha uno scompenso grave o una malattia polmonare importante può fare la differenza. Sui voli lunghi si aggiungono molte ore da seduti, l’aria secca e il cambio di fuso orario.

Con la pressione alta

La pressione ben controllata non è un ostacolo al volo. I farmaci si prendono agli orari abituali e si tengono nel bagaglio a mano, con una scorta per eventuali ritardi; aiutano acqua a sufficienza e poco alcol e sale. Se la pressione è molto alta e non ancora controllata, meglio farsi valutare prima della partenza.

Dopo un infarto

Dipende da come è andato l’infarto e da come funziona il cuore dopo le cure. Secondo le indicazioni della Società cardiologica britannica, tra le poche dedicate al volo, dopo un infarto senza complicazioni, trattato con successo e con il cuore che pompa bene, si può volare già dopo pochi giorni. Servono più tempo e più cautela quando la funzione del cuore è ridotta, ci sono segni di scompenso o sono previsti altri esami o interventi. Dopo un’angioplastica programmata i tempi sono brevi, dopo un bypass più lunghi.

In ogni caso il via libera lo dà il cardiologo, e valgono anche le regole della compagnia aerea.

Con il pacemaker o il defibrillatore

Il volo non crea problemi al dispositivo. Ai controlli di sicurezza si mostra il tesserino: il metal detector a portale si attraversa normalmente, senza fermarsi in mezzo, e se viene usato il rilevatore manuale si chiede che non resti a lungo sopra il dispositivo. Dopo un impianto recente si aspetta il via libera del centro, che dipende da come è andata la procedura.

Sui voli lunghi: gambe e farmaci

Restare seduti per molte ore favorisce la formazione di coaguli nelle vene delle gambe. Aiuta alzarsi e camminare quando possibile, muovere spesso piedi e polpacci, bere acqua ed evitare sonniferi che costringono all’immobilità. Chi ha un rischio più alto, per esempio per una trombosi in passato o un intervento recente, chieda al medico se usare le calze elastiche.

Con il fuso orario conta mantenere gli intervalli tra le dosi più che l’ora del giorno. Per gli anticoagulanti orali è un punto importante: secondo le indicazioni europee, chi li prende due volte al giorno può recuperare una dose dimenticata entro sei ore, chi li prende una volta al giorno entro dodici; oltre, la dose si salta e si prosegue con la successiva, senza raddoppiare.

Nel bagaglio a mano

  • I farmaci, nelle confezioni originali, con una scorta per qualche giorno in più.
  • L’elenco dei farmaci e delle dosi, l’ultimo referto o la lettera di dimissione e un elettrocardiogramma recente.
  • Il tesserino del pacemaker o del defibrillatore, se presente.
  • Per chi ha bisogno di ossigeno o di assistenza: la richiesta alla compagnia con anticipo, con il modulo medico previsto.

Domande frequenti

Con lo scompenso si può volare?

Se lo scompenso è stabile, in genere sì. Chi ha affanno anche per sforzi lievi o a riposo deve parlarne prima con il cardiologo: a volte serve l’ossigeno in volo, da richiedere alla compagnia.

E con la fibrillazione atriale?

Se il battito è controllato e la terapia stabile, il volo non pone problemi particolari. L’anticoagulante va preso con regolarità, rispettando gli intervalli anche con il fuso orario.

Le calze elastiche servono a tutti?

No. Per chi non ha fattori di rischio bastano movimento e acqua; sono utili a chi ha un rischio più alto di trombosi, su indicazione del medico.

In sintesi

Con una malattia di cuore stabile, volare è quasi sempre possibile. Conta la preparazione: farmaci e documenti nel bagaglio a mano, movimento durante il volo, regolarità con le terapie e, dopo un evento recente, il via libera del cardiologo.

Fonti

  1. Smith D, Toff W, Joy M e altri. Fitness to fly for passengers with cardiovascular disease. Heart 2010;96(Suppl 2):ii1-ii16. doi.org/10.1136/hrt.2010.203091
  2. Glikson M e altri. 2021 ESC Guidelines on cardiac pacing and cardiac resynchronization therapy. Eur Heart J 2021;42:3427-3520. doi.org/10.1093/eurheartj/ehab364
  3. Steffel J e altri. 2021 European Heart Rhythm Association Practical Guide on the use of non-vitamin K antagonist oral anticoagulants in patients with atrial fibrillation. Europace 2021;23:1612-1676. doi.org/10.1093/europace/euab065

Questo articolo ha valore informativo generale e non sostituisce il parere del proprio medico. Una terapia non va sospesa né modificata senza averne parlato con chi la prescrive.

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