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Integratori senza riso rosso: funzionano?
Fitosteroli, berberina, bergamotto, policosanolo: cosa sappiamo degli integratori per il colesterolo che non contengono monacolina, e quando ha senso usarli.
di Pietro Concari, cardiologo6 minuti di lettura

Dopo l’articolo sul riso rosso fermentato, la domanda successiva arriva puntuale: «E quelli senza monacolina? In farmacia ce ne sono tanti.» È vero. Accanto al riso rosso, tra farmacia e supermercato, si trovano molti prodotti «per il colesterolo» che non contengono monacolina: yogurt da bere con steroli vegetali, berberina, estratto di bergamotto, policosanolo, fibre, spesso mescolati nella stessa compressa. Vediamo cosa sappiamo, uno per uno.
I fitosteroli negli alimenti
Gli steroli e gli stanoli vegetali, o fitosteroli, sono sostanze simili al colesterolo, presenti in piccole quantità in frutta secca, semi e oli vegetali. Nell’intestino competono con il colesterolo e ne riducono l’assorbimento. Si trovano aggiunti ad alcuni yogurt da bere, latti fermentati e margarine, in quantità molto più alte di quelle di una dieta normale.
È l’integrazione con le prove migliori. Secondo la Società europea dell’aterosclerosi, con 2 grammi al giorno l’LDL scende in media dell’8-10%, e l’effetto si somma a quello della statina. Le regole europee permettono di dichiararlo in etichetta per apporti tra 1,5 e 3 grammi al giorno: una riduzione del 7-10% con 1,5-2,4 grammi e del 10-12,5% con 2,5-3 grammi, che si vede in due o tre settimane.
Ci sono però dei limiti. Sono alimenti, non farmaci, e funzionano se si prendono ogni giorno, con un pasto. In capsule l’effetto è meno affidabile: nello studio americano SPORT gli steroli vegetali in capsule non hanno abbassato l’LDL più del placebo. Le etichette devono avvertire che il prodotto non è pensato per chi non ha bisogno di controllare il colesterolo, che chi prende farmaci per il colesterolo dovrebbe usarlo sotto controllo medico, che può non essere adatto in gravidanza, in allattamento e sotto i cinque anni, e che non bisogna superare i 3 grammi al giorno. Soprattutto, non ci sono studi che dimostrino che riducano infarti e ictus.
Berberina
È una sostanza estratta da alcune piante, tra cui il crespino, usata da secoli nella medicina tradizionale cinese. Gli studi, in gran parte piccoli, brevi e condotti in Cina, mostrano riduzioni dell’LDL modeste e molto variabili da uno studio all’altro.
Ha un punto debole che conta: rallenta alcuni enzimi del fegato che eliminano molti farmaci di uso comune, e può quindi aumentarne la concentrazione nel sangue. Chi prende altri farmaci dovrebbe parlarne con il medico prima di cominciarla.
Bergamotto
L’estratto di bergamotto, l’agrume calabrese, contiene flavonoidi a cui si attribuisce un effetto sul colesterolo. Sulla carta è tra i più promettenti: in un’analisi che ha messo a confronto dieci integratori diversi era quello che abbassava di più l’LDL. Gli stessi autori, però, avvertono che il dato viene da pochi studi su piccoli gruppi di persone, e una revisione pubblicata nel 2026 ha giudicato la certezza delle prove bassa o molto bassa, con due studi su tre di scarsa qualità.
Policosanolo, aglio e gli altri
Il policosanolo, estratto dalla canna da zucchero, è l’esempio più istruttivo. Decine di studi, quasi tutti di uno stesso istituto di ricerca cubano, gli attribuivano un effetto simile a quello di una statina. Quando un gruppo tedesco indipendente lo ha provato in uno studio controllato, a dosi normali e anche alte, l’LDL non è sceso più che con il placebo. Un’ampia analisi del 2022 lo conferma: il policosanolo non ha effetti sui grassi del sangue.
Aglio, cannella, curcuma e olio di pesce, messi a confronto con una statina a basso dosaggio nello stesso studio SPORT, non hanno fatto meglio del placebo sul colesterolo LDL. Gli omega-3 dell’olio di pesce agiscono sui trigliceridi, non sull’LDL.
Le fibre solubili hanno invece un piccolo effetto riconosciuto: per i beta-glucani dell’avena e dell’orzo l’Unione europea ammette che contribuiscono a mantenere normale il colesterolo, con 3 grammi al giorno. Si trovano nei cereali, prima ancora che nelle bustine.
Il problema delle miscele
Molti prodotti mettono insieme tre, quattro o cinque ingredienti nella stessa compressa. Le singole sostanze sono state studiate, quando lo sono state, da sole e a dosi precise; le miscele quasi mai. Non si sa se gli effetti si sommino, e non si sa sempre quanto di ciascuna sostanza ci sia davvero, perché un integratore non è sottoposto ai controlli di un farmaco. Vale anche la pena di leggere bene l’etichetta: alcuni prodotti «naturali» per il colesterolo contengono ancora riso rosso fermentato.
Cosa dicono le linee guida
Nell’aggiornamento del 2025 le linee guida europee hanno escluso integratori e vitamine dagli strumenti per ridurre il rischio cardiovascolare. Il punto non è che siano tutti inutili: alcuni abbassano un po’ il colesterolo. Il punto è che nessuno ha dimostrato di ridurre infarti e ictus, ed è questo che conta.
Questo non vuol dire che non abbiano mai senso. La Società europea dell’aterosclerosi considera gli alimenti con fitosteroli in chi ha il colesterolo alto ma un rischio cardiovascolare basso o intermedio, senza indicazione ai farmaci, e come aggiunta alla terapia in chi non raggiunge l’obiettivo o non tollera la statina. Quando invece il rischio è alto, l’obiettivo delle linee guida è spesso dimezzare l’LDL: un integratore toglie qualche punto percentuale e rischia soprattutto di far perdere tempo.
Domande frequenti
Si possono usare insieme alla statina?
Gli alimenti con fitosteroli sì: l’effetto si somma, e le etichette chiedono di usarli sotto controllo medico. La berberina richiede più cautela, perché può cambiare il modo in cui l’organismo elimina molti farmaci.
Dopo quanto si vede l’effetto?
Con i fitosteroli, presi ogni giorno con un pasto, la riduzione dell’LDL si vede in due o tre settimane. Ha senso ricontrollare il colesterolo dopo qualche settimana, insieme al medico, e smettere se il valore non cambia.
Chi dovrebbe evitarli?
I fitosteroli non servono a chi non ha bisogno di ridurre il colesterolo e, secondo le etichette, possono non essere adatti in gravidanza, in allattamento e sotto i cinque anni. La berberina va evitata in gravidanza e in allattamento e, con altri farmaci, presa solo dopo averne parlato con il medico.
E gli omega-3?
Gli integratori di olio di pesce riducono i trigliceridi, non l’LDL. Esistono anche farmaci a base di omega-3 purificati, prescritti in casi selezionati: non sono la stessa cosa di un integratore.
In sintesi
La dieta resta la base, e gli alimenti con fitosteroli possono aggiungere un piccolo aiuto. Prima di spendere in integratori, conviene conoscere il proprio rischio cardiovascolare e il proprio obiettivo di LDL: è da lì che si capisce se basta lo stile di vita o serve un farmaco. E se un integratore lo prendete già, ditelo al medico, anche se vi sembra innocuo.
Fonti
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Questo articolo ha valore informativo generale e non sostituisce il parere del proprio medico. Una terapia non va sospesa né modificata senza averne parlato con chi la prescrive.