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Cardiopalmo: perché il cuore batte forte, veloce o irregolare
Un colpo più forte, un battito che manca, una corsa improvvisa: che cosa c’è dietro le palpitazioni, quando sono innocue, quali segnali non trascurare e quali esami servono.
di Pietro Concari, cardiologo9 minuti di lettura

Sera, divano, la giornata finalmente finita. All’improvviso un colpo più forte nel petto, una piccola pausa, poi il cuore riprende come se niente fosse. Oppure, dopo una rampa di scale o una notizia inattesa, il cuore che batte forte e veloce, quasi in gola. È un’esperienza che quasi tutti hanno fatto almeno una volta, e uno dei motivi più frequenti per cui si arriva dal cardiologo.
La prima domanda è quasi sempre la stessa: «Dottore, è grave?». Nella maggior parte dei casi no. Ma per rispondere davvero bisogna capire che cosa si è sentito, in quale situazione e in quale cuore.
Che cos’è il cardiopalmo
Cardiopalmo e palpitazioni sono sinonimi: indicano la percezione, spesso fastidiosa, del proprio battito. Di solito il cuore lavora senza che ce ne accorgiamo. Quando lo sentiamo può essere perché batte più forte, più veloce o in modo diverso dal solito, ma anche perché, in un momento di silenzio o di attenzione, ci accorgiamo di battiti del tutto normali.
Le persone lo descrivono in modi diversi:
- Battito accelerato, che può cominciare gradualmente o di colpo.
- Battito cardiaco irregolare, come un ritmo che ha perso il tempo.
- Colpi isolati, un tonfo o un «tuffo al cuore».
- Pause, o la sensazione che il cuore salti un battito.
La descrizione orienta il medico, ma da sola non basta per dire di che cosa si tratta: la stessa sensazione può avere cause molto diverse.
Le cause più frequenti delle palpitazioni
In uno studio su 190 persone che si erano rivolte al medico per palpitazioni, la causa era cardiaca in poco meno della metà dei casi, legata ad ansia o attacchi di panico in quasi un terzo e ad altri motivi in uno su dieci; in uno su sei restava sconosciuta.
Cause fisiologiche. Sforzo fisico, emozioni, spavento, stress: in queste situazioni il cuore accelera ed è normale accorgersene. Anche stare sdraiati sul fianco sinistro rende il battito più percepibile, senza che ci sia nulla di anomalo.
Cause extracardiache. Il cuore può accelerare o diventare più irritabile per motivi che non lo riguardano direttamente: febbre, disidratazione, anemia, una tiroide che lavora troppo, un calo degli zuccheri, la gravidanza. Contano anche caffeina ed energy drink, alcol, fumo, alcuni farmaci, come i broncodilatatori, i decongestionanti nasali o gli ormoni tiroidei a dose eccessiva, e le sostanze stimolanti come la cocaina. L’ansia è tra le cause più comuni, ma andrebbe considerata solo dopo aver escluso il resto.
Cause cardiache. Il cuore funziona un po’ come un’orchestra: un piccolo gruppo di cellule, il nodo del seno, dà il tempo e tutto il resto lo segue. Le extrasistoli, le più frequenti, sono come un musicista che attacca un attimo prima degli altri: si avvertono come un colpo più forte o una pausa, perché il battito successivo arriva dopo una breve attesa ed è più energico. Le tachicardie sopraventricolari di solito cominciano e finiscono di colpo, con un battito rapido e regolare, spesso in persone giovani e con il cuore sano. Nella fibrillazione atriale, l’aritmia più diffusa, è come se una sezione dell’orchestra suonasse ognuno per conto proprio: il battito diventa irregolare e spesso veloce. Più rare sono le aritmie che nascono dai ventricoli, che si incontrano soprattutto in chi ha già una malattia di cuore. Anche alcune malattie delle valvole, come il prolasso della mitrale, o del muscolo cardiaco possono dare palpitazioni.
Palpitazioni: quando preoccuparsi
Più della sensazione in sé contano le circostanze. Meritano una valutazione, senza allarmarsi ma anche senza rimandare troppo, le palpitazioni che:
- durano più di qualche minuto, o cominciano e finiscono di colpo;
- si ripetono sempre più spesso o sono diverse dal solito;
- compaiono durante uno sforzo, e non subito dopo;
- riguardano chi ha una malattia di cuore o familiari morti all’improvviso in giovane età.
Alcuni sintomi associati, poi, cambiano il quadro.
Svenimento o quasi svenimento. Perdere i sensi, o sentire che si sta per svenire, durante le palpitazioni può voler dire che l’aritmia riduce il sangue che arriva al cervello. È il segnale da prendere più sul serio, soprattutto sotto sforzo; sullo svenimento c’è una domanda dedicata.
Dolore al petto. Con un battito molto rapido il cuore lavora di più e può soffrire. Un dolore al petto insieme alle palpitazioni va sempre valutato subito.
Mancanza di fiato e forte debolezza. Affanno, spossatezza improvvisa e sudore freddo indicano che il cuore, in quel momento, non riesce a pompare in modo efficace e che l’aritmia non è ben tollerata.
Gli esami per il cardiopalmo: come si arriva alla diagnosi
Il primo strumento è il racconto. Quando un paziente mi descrive le palpitazioni gli chiedo come cominciano e come finiscono, quanto durano, se il battito è regolare, che cosa stava facendo e che cosa ha avvertito insieme. Poi vengono la visita e l’elettrocardiogramma, che può mostrare extrasistoli, i segni di una via elettrica in più tra atri e ventricoli o altre alterazioni.
Spesso, però, l’elettrocardiogramma fatto in ambulatorio è normale. Non è una contraddizione: registra una decina di secondi e, se in quel momento il cuore batte regolarmente, non può mostrare un’aritmia che va e viene. Un ECG normale lontano dall’episodio, quindi, non la esclude. Per questo si usano registrazioni più lunghe, scelte in base a quanto spesso compaiono i disturbi:
- l’Holter ECG, di 24-48 ore o di una settimana, quando i disturbi sono frequenti;
- registratori di eventi o cerotti da portare per qualche settimana, quando sono più rari;
- in casi selezionati, un piccolo registratore impiantabile sotto la pelle, che sorveglia il ritmo per anni.
La scelta conta: in uno studio su persone con tachicardia sopraventricolare, l’Holter aveva registrato l’aritmia in meno di un caso su dieci, un registratore di eventi portato più a lungo in quasi uno su due.
Completano il quadro, quando servono, l’ecocardiogramma, per vedere la struttura del cuore e delle valvole, il test da sforzo, se le palpitazioni compaiono durante l’attività fisica, e gli esami del sangue: emocromo, funzione della tiroide, sali minerali come potassio e magnesio, glicemia.
Il cardiopalmo è sempre pericoloso?
Nella grande maggioranza dei casi no: nello studio sulle 190 persone, a un anno di distanza morti e ictus erano rari, anche se in tre casi su quattro i disturbi si erano ripresentati. Le extrasistoli, in particolare, sono comunissime anche con il cuore sano. Solo quando sono moltissime, indicativamente più di una ogni dieci battiti per lunghi periodi, possono affaticare il cuore: è uno dei motivi per cui l’Holter non serve solo a trovarle, ma anche a contarle.
La stessa sensazione, però, ha un peso diverso a seconda del contesto. Con un cuore sano e un elettrocardiogramma normale prevale quasi sempre la rassicurazione; dopo un infarto, con una cardiomiopatia, una valvulopatia importante o una storia familiare di morte improvvisa, le palpitazioni vanno studiate con più attenzione. È per questo che la valutazione è sempre individuale.
Come comportarsi durante un episodio
La cosa più utile è trasformare la sensazione in informazioni. Durante l’episodio, o subito dopo, conviene annotare:
- giorno, ora e durata;
- come è cominciato e come è finito, di colpo o gradualmente;
- la frequenza, contando il polso per 30 secondi e moltiplicando per due, e se il battito era regolare o irregolare;
- che cosa si stava facendo e i possibili fattori scatenanti: caffè, alcol, poco sonno, sforzo, stress, un cambio di posizione;
- i sintomi che lo hanno accompagnato.
L’informazione più preziosa resta un elettrocardiogramma registrato mentre il disturbo è in corso: se le palpitazioni durano, un ECG fatto in quel momento può chiarire in pochi minuti un dubbio che altrimenti si trascina per mesi. Se gli episodi si ripetono, conviene parlarne con il medico di famiglia o con il cardiologo, senza prendere farmaci di propria iniziativa.
Domande frequenti
Le extrasistoli sono pericolose?
In un cuore sano, nella grande maggioranza dei casi no. Vanno valutate con più attenzione se sono molto frequenti, se compaiono soprattutto sotto sforzo, se si accompagnano a svenimento, dolore o affanno, o se c’è una cardiopatia nota. Per dirlo servono una visita e un elettrocardiogramma e, a seconda dei casi, un Holter e un ecocardiogramma.
Le palpitazioni possono dipendere dall’ansia?
Sì, ed è frequente: l’ansia accelera il battito e rende più evidenti battiti normali. Ma vale anche il contrario, perché un’aritmia può dare sintomi molto simili a un attacco di panico. In uno studio su 107 persone con tachicardia sopraventricolare, in più della metà l’aritmia non era stata riconosciuta alla prima valutazione e, in circa la metà di questi casi, i disturbi erano stati attribuiti ad ansia, panico o stress. L’ansia dovrebbe essere una conclusione, non il punto di partenza.
Perché sento il cuore battere quando sono a letto?
Da sdraiati, soprattutto sul fianco sinistro, il cuore è più vicino alla parete del torace e, nel silenzio della sera, ci si fa più caso. Anche le extrasistoli si notano spesso di più a riposo. Di solito non è un segnale di malattia; conviene parlarne con il medico se le palpitazioni notturne sono prolungate o rapide, se svegliano dal sonno o se si accompagnano ad altri sintomi.
Il caffè fa venire le palpitazioni?
In alcune persone sì. In uno studio americano su 100 adulti, nei giorni in cui bevevano caffè le extrasistoli ventricolari erano circa la metà in più, 154 contro 102 al giorno, mentre quelle atriali non cambiavano in modo significativo. Chi nota un legame tra caffè e palpitazioni può ridurlo e osservare se cambia qualcosa; eliminarlo per principio, invece, di solito non serve.
Lo smartwatch può aiutare?
Sì, se usato bene. Molti orologi registrano un elettrocardiogramma a una derivazione: un tracciato fatto durante l’episodio, da mostrare al medico, può essere decisivo, e per la fibrillazione atriale le linee guida europee del 2024 lo considerano valido se dura almeno 30 secondi ed è letto da un medico. L’avviso automatico di ritmo irregolare, invece, va sempre confermato, e in presenza di segnali d’allarme non si aspetta l’orologio per chiamare il 112.
In sintesi
Sentire il proprio cuore non vuol dire avere un cuore malato: nella maggior parte dei casi le palpitazioni sono innocue, e capirne la causa aiuta anche a stare più tranquilli. Non vanno però liquidate in fretta quando durano, si ripetono, compaiono sotto sforzo o si accompagnano a svenimento, dolore, affanno o forte debolezza. In questi casi il cuore va ascoltato, con gli strumenti giusti.
Se le palpitazioni si ripetono o vi preoccupano, il punto di partenza è una visita cardiologica con elettrocardiogramma, portando gli appunti sugli episodi ed eventuali tracciati dello smartwatch. Per prenotarla basta un messaggio su WhatsApp al 378 003 3337.
Fonti
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Questo articolo ha valore informativo generale e non sostituisce il parere del proprio medico. Una terapia non va sospesa né modificata senza averne parlato con chi la prescrive.